Chiudono le finestre quasi tutti, ad una certa ora della sera. Spengono i soffitti. – Fallo per me. Sai negare? – Ho stretto un po’ di tempo a lui, che è mio e tanto di quello che abbiamo saputo darci. Importanze, spesso violentate da stupidità. Spesso dimenticate addosso a chi arriva. Uno sconosciuto. Una finzione del sentire. L’insignificante divenuto pieno di senso per una qualche debolezza dell’anima. – Nega. Puoi farlo per me? – Tanto sa tornare sottile sottile ogni smarrimento emotivo. Che sembrava rara bellezza. Che ti imponeva la superba ricerca di un posto in cui infilarti. Passa. L’imperfetto esistere e tutto quello che non basta mai. La sera con i soffitti spenti certe volte mi fa paura. Almeno quanto la possibilità fallace di questo mio stare al mondo. Abbiamo segnato l’autostrada di linee verticali tendenti ad un qualche infinito realizzabile, magari solo per un tempo brevissimo. Magari. C’era il silenzio a rinfrescarci la faccia e qualche parola detta per sano disagio. Una vita fa stavamo come ora, può sembrare tempo perso ma non lo è per noi. La pazienza dei ragni e la furia zitta delle montagne. – Vieni a negare. Non ti chiedo poi molto. – Forse è solo nostalgia, immagino. Di visioni contorte sono costantemente vittima. Alterazioni come immunodeficienze sistemate tra compassione e rassegnazione. Io nego.

Annunci